Annaffiatoi Artigianali – Watering bonsai

di Salvatore Tarantino

L’annaffiatura è un’operazione che giornalmente facciamo a volte senza pensare che è una di quelle operazioni più difficili da imparare per far star in salute i nostri bonsai.
The watering is a daily task that sometimes we do not think that is one of those operations more difficult to learn to star in our health bonsai.

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La caratteristica principale dei miei innaffiatoi è il modo in cui li costruisco: vengono sagomati, battuti e saldati con stagno al 50% argento utilizzando tecniche e utensili esclusivamente artigianali. Nessun pezzo è lavorato con macchinari industriali come presse, calandre, bordatrici ed altro. Il rame utilizzato è di spessore 6/10, di gran lunga più duro e resistente rispetto a quello di 4/10 utilizzato in genere.
La forma e l’inclinazione del soffione è il risultato di studi ben precisi che i maestri nipponici hanno eseguito nel corso del tempo. La parte più importante è l’ugello, composto da forellini molto sottili e da una forma che prolunga il soffione. Sono proprio questi fori uniti alla pressione dell’acqua che danno la possibilità bagnare con estrema delicatezza i nostri bonsai, permettendo al substrato di assorbire l’acqua in maniera graduale, senza spazzarlo via.
Le varie tipologie di innaffiatoi : 2L, 3L,3.5L, 4L, 4.5L, 5L, 5.5L, 6L

The main feature of my watering cans is the way I build them : they are shaped , beaten and soldered with tin 50% silver exclusively handcrafted using techniques and tools . No piece is worked with industrial machinery such as presses , calenders , flanging , and more. The copper used is 6/10 , far harder and more durable than that of 4/10 typically used .
The shape and the inclination of the head is the result of precise studies that the Japanese masters have executed in the course of time . The most important part is the nozzle , consists of small holes very thin and of a shape which prolongs the showerhead . It is these holes combined with the pressure of the water that give the opportunity to bathe with extreme delicacy of our bonsai , allowing the substrate to absorb water gradually, without sweep it away .

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Le varie tipologie di ugelli: 26mm per i mame, 30mm per gli shoin, 40mm per i master.
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Ultimi rinvasi e altro

Le giornate da Nicola sono sempre troppo poche nell’arco di un anno e soprattutto passano sempre troppo velocemente, perciò la vera difficoltà sta nel scegliere le piante da lavorare. Ne porti 4, in realtà vorresti portarti dietro l’intero bancale !!
Scartate quindi quelle troppo avanti e quelle da lavorare a fine estate, per questa giornata mi sono caricato in macchina un ginepro da filare, una tasso non facile da “decifrare” e cui dare la prima impostazione, due ginepri “pali” che vorrei assemblare in un’unica composizione , il boschetto di faggi da rinvasare, il silvestre ed un chubay da rinvasare…. Insomma pur imponendomi di portarne meno, anche stavolta sono stato troppo ottimista e le ultime due hanno fatto il viaggetto andata e ritorno da Nicola 😦 .
Comunque sia, arrivato, scaricato piante ed attrezzi ed essermi goduto per qualche minuti il giardino, con Nicola “attacchiamo”subito il ginepro. È parecchio che non viene filato per benino e necessità quindi anche di una bella sfoltita della chioma per renderlo più leggero…certo che per legarlo tutto in una mattina 4 mani sono necessarie 😉

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E dopo la foto di rito! nemmeno il tempo di riposarci e subito sotto sul tasso…
La soluzione non è semplice e dopo un po’ di pulizia, il primo progetto schizzato fa propendere per un eletto formale…a me la soluzione non piace molto, ma si comincia col lavorare il secco con trapano e fresa grande..chiaramente ora è solo abbozzato, ma già serve a far intuire il risultato futuro…
Pian piano che procede la legatura, il progetto varia in un eretto informale, disegno che mi convince di più, ed il risultato non è per nulla male.

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L’ultimo lavoro della giornata si dimostra forse il più creativo, l’intento è quello di dare un senso a tre ginepri “palo” educati per farne un boschetto, per farne una composizione a tre. Il primo, due tronchi, era stato lavorato in agosto facendone un padre figlio. Pur essendo gradevole il risultato, mi sembrava un po’ incompleta come composizione, da qui l’idea di aggiungerci il padre. Il difficile era renderla credibile ed un po’ originale. Da qui, dopo vari schizzi e prove, l’idea di metter le piante su una roccia stretta, lunga ed un po’ ricurva creando un paesaggio in cui il padre sembra proteso a protezione della famiglia. Piaciuta l’idea, si parte col forare la pietra..lavoro impegnativo 😦
Poi murate in keto, terriccio e poi le piante. Ricoperto tutto con keto è messa a dimora di un po’ di muschio ( che dovrò ccompletare al più presto).
Le piante erano giá in un buon terricio così anche il rinvasò e la posa a dimore risultano agevoli e veloci.

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Ora la composizione andrà completata con muschio e qualche piantina da sottobosco

In ultimo, visto che la giornata era quasi conclusa, abbiamo rinvasato il bosco di faggi. Non ho fatto foto alla pianta, ma dopo vari anni di coltivazione le radici erano così ben disposte che non ho resistito nel fotografarle…

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